Il Tar. Viaggio tra le famiglie storiche: Lello Fusco

Lello Fusco, tra le storie di Napoli
“Nel momento in cui mi resi conto che la realtà aveva superato il sogno, solo allora compresi che null’altro mi restava che sorridere alla vita.”


Ripartire da dove si è arrivati o riprogettare le scelte guardando il mondo da una nuova prospettiva?
Senza alcun dubbio, la seconda soluzione sarebbe la più calzante per Lello Fusco, capace di cogliere anche la più piccola opportunità per il gusto di vivere nuove avventure.

“Il mio bagaglio culturale e lavorativo mi ha permesso di andare sempre avanti senza mai rinnegare la passione per la vita e per le piacevoli sorprese. Mi ha permesso di essere quello che sono e non smetterò mai di credere nei sogni perché ho capito che niente è impossibile. Continuerò a guardare lontano per cogliere tutte le occasioni che mi si presentano e quando all’orizzonte tutto sembrerà immobile ne immaginerò di nuove.”

Ambizioso. Eclettico. Determinato. È una mente pronta, in perenne rapporto con il mondo esterno, una tempesta di idee votate al cambiamento, un uomo plasmato da radici partenopee che gli fanno infondere entusiasmo in tutto quello che fa.



L’avventura commerciale della famiglia Fusco è incominciata in un casotto di legno di soli 3 metri quadrati nel 1919, e il peso di quel sapere è stato determinante per le generazioni a seguire - 4 in poco più di un secolo. Un passaggio di testimone nel mondo dell’argenteria all’ingrosso (attività da qualche anno ampliata anche al banco metalli, gestito da Gerry Fusco) che con Lello ha subito una svolta annoverandolo ora tra le voci autorevoli del Centro Orafo il Tarì, dove dà lavoro a numerosi dipendenti, coinvolti nell’attività come una grande famiglia. Un pezzo da 90? Alquanto vicino. Ha stemperato il peso della tradizione nel suo percorso disseminato di successi ma non privo di sacrifici, e di accadimenti dove possibile ed impossibile si fondono. Fatti, eventi e vicende fuori registro che hanno lasciato un segno e per questo da molti definiti incredibili e rischiosi, contribuendo a tracciare un alone di sana follia intorno alla sua identità.

“Non ho mai avuto voglia di adeguarmi agli standard e questo, spesso, mi ha premiato, non senza disapprovazioni e biasimi, ma nessuno è mai piaciuto a tutti, no? Per questo sostengo che non è folle chi è folle ma colui che non vive da folle.”

La sua è una realtà visibilmente competitiva che spesso ha sovvertito i luoghi comuni, e perciò difficile da tenergli testa, basti ricordare l’amore per le percussioni che lo ha portato in TV insieme con il suo gruppo al Roxy Bar di Red Ronnie; la sfida dell’opulento presepe d’argento; gli orologi firmati con Diego Armando Maradona, andati totalmente a ruba; la fotografia; la poesia… Insomma non ci sono ambiti che non abbia esplorato e passioni che non abbia assaporato per puro piacere.

Il suo vivere è una performance in continuo divenire, un modus vivendi effervescente, chiaro riflesso del suo spirito e della sua filosofia, e senza mai mettere da parte il cuore che lo spinge sovente ad impegnarsi per i meno fortunati.

“Tendere la mano a chi ne ha bisogno è come assaporare una goccia di felicità, la porti sempre con te e ti fa vivere con la consapevolezza che è in questi gesti semplici l’essenza della vita. Donare è la via più breve per far affiorare quelle emozioni che ti riempiono il cuore di commozione e di soddisfazione.”

Dal suo percorso di vita, Lello Fusco ha ereditato una saggezza di cui fanno tesoro i figli Antonella e Gerry (al timone dell’azienda sotto la sua accorta supervisione) in uno scambio di rispetto e di fiducia reciproci, ed ai quali ricorda sempre che i valori umani non devono mai cedere il passo al dio denaro.