Una tappa imperdibile in occasione di una visita al tarì è Pompei, distante a soli 40 km dal Tarì e raggiungibile in 30 minuti di auto.

Pompei è probabilmente il più famoso sito archeologico italiano, con circa 2.5 milioni di visitatori ogni anno, destinazione turistica da più di 250 anni, oggi patrimonio dell’UNESCO.

Tutti conoscono o hanno sentito parlare del ritrovamento dei resti della città, delle sue meravigliose opere e dei suoi abitanti.

L’ antica città di Pompei, situata a circa 20 Km da Napoli, fu fondata intorno all’VIII secolo a.C. dagli Osci che si insediarono alle pendici meridionali del Vesuvio.

Conquistata da etruschi, sanniti e greci, Pompei ha raggiunto l’apice dello sviluppo economico in epoca Romana. Nell’agosto del 70 a.C., una disastrosa eruzione del vicino Monte Vesuvio distrusse la città, sepolta da metri e metri di cenere e rocce. Pompei fu dimenticata, e tale rimase fino al 1748. Grazie agli scavi, che proseguono ancora oggi,  si è riuscito a ricostruire la dinamica del terribile disastro.

L’eruzione è stata documentata dallo storico Plinio il Giovane, il quale osservò l’eruzione da lontano descrivendo la morte dello zio Plinio il Vecchio, defunto nel tentativo di salvare gli abitanti della città. La lettera di Plinio non lascia alcun dubbio: gli abitanti furono completamente colti di sorpresa. Sappiamo che i terremoti erano frequenti in Campania, ma nessuno vide il collegamento tra le attività sismiche e le attività vulcaniche. Oggi, i vulcanologi monitorano costantemente i cambiamenti nei livelli delle attività sismiche nell’area campana al fine di prevedere, con mesi di anticipo, possibili eruzioni. L’intensità catastrofica dell’eruzione del 79 a.C.  era connessa all’esteso periodo di inattività che l’aveva preceduta. Certamente all’epoca dell’eruzione, i romani non potevano avere questo tipo di conoscenze, al contrario, erano tranquillizzati dalla lunga inattività del vulcano.

Le rovine della città sono rimaste nascoste per secoli sotto lo strato di cenere e lapilli.  Durante gli scavi, gli archeologi hanno usato gesso ed altri materiali solidificanti per riempire alcune cavità nel terreno, ed ottenere dei calchi degli abitanti di Pompei, immortalati nella posizione esatta in cui sono morti. I corpi “pietrificati” dei pompeiani, infatti, non sono cadaveri fossilizzati , ma calchi in gesso.

Gli scavi archeologici hanno portato alla luce anche ceramiche, armi e gioielli, aiutando gli storici a raccogliere informazioni sull’ arte, la cultura, la religione della comunità dell’ epoca.

 

La gioielleria pompeiana

 

Negli scavi di Pompei ed Ercolano numerose vittime dell’ eruzione sono state trovate con indosso  accessori in oro, tra cui orecchini, collane, bracciali ed anelli.

Le donne pompeiane, specialmente di alto rango, amavano indossare accessori in oro per ostentare il loro condizione sociale. I gioielli trovati nell’ area vesuviana, sono ispirati sia nelle forme che nelle tecniche, alla tradizione orafa campana, specialmente per l’uso di perle e pietre dure.

Gli orecchini ritrovati sono di due tipi: forma sferica o pendenti con perle. Le collane possono essere divise in girocollo o collane lunghe con perline in oro o smeraldo.

Gran parte dei bracciali in oro ritrovati ha la forma di un serpente arrotolato, talvolta impreziosito con pietre preziose, in particolare smeraldi.

 

Gli anelli erano impreziositi da gemme, ed incisi con motivi di animali o divinità.

Tipico ornamento maschile era la bulla, amuleto a forma di borsetta, costituita da due dischi convessi di cuoio, oro o altro metallo arricchito con motivi ornamentali. La bulla veniva portata al collo solo dai rampolli delle famiglie di alto rango fino a diciassette anni come segno distintivo di essere nati liberi.