I Capolavori del Tesoro di San Gennaro al Tarì

Invenzione, devozione popolare, religiosità, spettacolarità: tutto questo e altro racchiude l’esposizione del Museo del Tesoro di San Gennaro, in un percorso di capolavori lungo sette secoli che oggi è possibile ammirare intatto grazie all’opera meritoria della Deputazione, l’istituzione laica che dal 1527 ha il compito di custodire le reliquie di San Gennaro, la Real Cappella e il tesoro di San Gennaro, che dunque non appartiene alla Chiesa, ma alla Città di Napoli. Molti degli oggetti esposti, infatti, sono stati salvati e preservati dai continui saccheggi ed espropri dell’epoca, riuscendo a giungere sino a noi integri, testimoni di una storia esemplare di finissimo artigianato che parte dal quattordicesimo secolo. I capolavori in mostra nel Museo del Tesoro di San Gennaro documentano, appunto, la straordinaria capacità di scultori e di argentieri napoletani che hanno saputo conciliare sapienza tecnica e creatività. Calici, pissidi, cestelli, candelabri, piatti, ostensori con i busti e le statue dei Santi Patroni e gli altri oggetti esposti, sono il frutto di un lavoro di squadra di maestri altamente qualificati nel proprio settore. Scultori, cesellatori saldatori, mettitori d’insieme, come erano chiamati gli assemblatori del tempo, hanno realizzato capolavori di rara bellezza. Il Museo, nato nel 2003 pur esponendo opere e testimonianze della grande civiltà di un popolo millenario è un museo giovane e vanta già numerosissimi visitatori, oltre ad aver raccolto due milioni di presenze nelle mostre effettuate a Roma, a Parigi e a Belo Horizonte in Brasile. Il percorso si snoda attraverso sale nelle quali sono presentate  diverse tipologie di oggetti: da quelli di uso liturgico quotidiano - quali calici, pissidi, lampade - ai veri e propri parati d’altare fino alle statue e ai busti reliquiari che - tipica espressione  della devozione diretta e spontanea del popolo - venivano portati in processione durante determinate festività alla presenza di grandi folle; queste erano pronte a richiedere l’intervento del Santo al fine di scongiurare calamità, pestilenze e carestie.  Scultori, cesellatori saldatori, mettitori d’insieme (come erano chiamati gli assemblatori del tempo) hanno realizzato capolavori di rara bellezza come la statua di San Michele Arcangelo del 1691, esempio straordinario di sintesi tra pittura, scultura e arte argentaria del seicento e del settecento. Oppure come Sant’Irene, realizzata dall’argentiere Carlo Schisano nel 1733, investita del delicato compito di protettrice di Napoli dai fulmini, e con Sant’Emidio di Gaetano Fumo, che fu confermato nel 1735 come protettore dai terremoti. La statua del 1797, che raffigura San Raffaele Arcangelo mentre incoraggia il giovane Tobiolo, fu realizzata su disegno dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino. Un rarissimo esemplare seicentesco di argenteria da parata e non di uso liturgico è il piatto ovale in argento dorato realizzato da Biagio Guariniello nel 1698, lavorato interamente a sbalzo e rifinito a cesello. Al centro vi è lo stemma coronato della città di Napoli retto da due puttini. La raffinata Croce d’altare del 1707 in argento e corallo di gusto schiettamente barocco, è sfuggita grazie alla Deputazione alle dispersioni e alle distruzioni attuate nel tempo.

Le meraviglie del Museo: i gioielli

Lo straordinario e unico patrimonio artistico - culturale esposto nel Museo del Tesoro di San Gennaro è arricchito da capolavori di inestimabile valore e di rara bellezza donati soprattutto da sovrani. Numerosissime sono state le dinastie, infatti, che pur non avendo regnato a Napoli, ed essendo state semplicemente ospitate nella città partenopea hanno in qualche modo lasciato, nel corso dei secoli, traccia ben visibile del loro passaggio con doni preziosi.  Vi sono capolavori, considerati tra i più ricchi e più  importanti nel mondo. Nel 1679 l’orafo Michele Dato lavorò la famosa collana di san Gennaro, che risultò composta di tredici maglie d’oro con diamanti, smeraldi e rubini, donate dalla Deputazione, cui in epoche successive sono stati aggiunti gli altri preziosi donati dai sovrani europei che sono passati per Napoli  o che vi abbiano governato. Nel 1712 si pensò di arricchire il busto di san Gennaro con una mitra, affinché nelle occasioni solenni il suo capo potesse apparire coperto da qualcosa di più imponente dello zucchetto. La creò l’anno successivo l'orafo Matteo Treglia, d'argento, tempestata di ben 3964 pietre preziose. A cui seguì, nel 1756, il bellissimo calice in oro, brillanti, rubini e smeraldi donato dal re bambino Ferdinando IV di Borbone. Di particolare bellezza e raffinatezza è la Pisside d’oro, con rubini, smeraldi, diamanti e con croce gemmata di manifattura napoletana donata nel 1831 da re Ferdinando II di Borbone. Spettacolare è la Croce episcopale  in oro diamanti e smeraldi realizzata nel 1878 e donata da Margherita e Umberto I di Savoia nel 1879.

Il tesoro di San Gennaro è la straordinaria e unica storia della fede di un popolo, quello napoletano. 

Paolo Jorio/Direttore del Museo